A Baton Rouge, a bordo
del “River Queen” un battello a vapore che discende
il Mississipi fino a New Orleans, due texani osservano
lo sbarco e l’imbarco dei passeggeri in arrivo e in
partenza.
- Allora, hai ripensato al telegramma
di Nat ?...
- Si, ma senza cavarci niente di più. Di chiaro c’è
solo il fatto che un certo Pierre de la Rochelle, fratello
di un grosso papavero di New Orleans, è scappato dal
manicomio facendo perdere le sue tracce.
- E ci ha scomodati per trovare un matto ?
- Beh, non solo per questo... pare che la fuga di quel
poveraccio dal manicomio nasconda qualche grosso inghippo.
Ma Nat non ha spiegato niente di più; promettendo però
di farlo a voce…
- E quell’accenno alle sparizioni di negri e agli strani
movimenti che avvengono nelle paludi ?
- Mah…non vorrei che Nat li avesse aggiunti per renderci
il piatto più appetitoso.
- Mm… purché non siano rispuntati fuori quei fanatici
del voodoo!
Il vecchio cammello, noto menagramo,
non sbaglia nell’ipotizzare una nuova miriade di problemi
con i negri della Louisiana.
Ignari di essere osservati dagli occhi di due passeggeri,
seguaci del “Grande Alligatore”, i quattro pards si
ricongiungono poco dopo.
- Ecco Kit e Tiger che vengono
a cercarci per la cena.
- Meno male! Anche il mio stomaco stava giusto ricordandomi
l’ora…
- È meglio di un orologio, eh ?
- Non sbaglia un secondo!
- Fame zio Kit ?...
- C’è forse bisogno di domandarlo ?
- Andiamo!
Questo siparietto comico, inserito
in un quadro che odora maledettamente di camposanto,
i negri infatti hanno in programma di spedire i quattro
pards all’inferno, possibilmente con precedenza proprio
per i due più anziani, disorienta il lettore e attenua
leggermente la tensione, ponendosi ai suoi occhi come
la proverbiale quiete prima della tempesta.

Poco dopo infatti, Tex e Carson, che
dopo la cena si erano attardati a un tavolo da gioco,
sono spettatori sul pontile della nave di un tentativo
di violenza ai danni di una donna, la bella Loana, che
subito si dilegua lasciando invece campo libero ad altri
tre negri, che muniti di coltelli – lunghi come spiedi
- tentano spensieratamente di mandare all’altro mondo
i due tizzoni d’inferno. L’agguato fallisce e solo un
negro, Sammy, riesce a fuggire approfittando della confusione,
eclissandosi appena in tempo.
- Che ti avevo detto ? Pà e lo
zio Kit !
- ?!
- Figurati se non erano loro a scatenare questo putiferio!
Il bonario rimprovero di Kit Willer,
che uscendo dalla cabina, accompagnato da Tiger, commenta
il “protagonismo” dei due satanassi, insinua anche questa
volta un rivolo di umorismo che stempera di molto la
drammaticità del contesto e contemporaneamente evidenzia
l’affiatamento e lo spirito di gruppo della comitiva
texana. Una gestione dei pards, attraverso delle scenette
solo apparentemente banali e marginali, che si rivela
veramente encomiabile.
È noto che il primo Nizzi era solito
riprendere e rielaborare vecchie storie di Bonelli o
singoli episodi di queste. Il riferimento in questo
caso va doverosamente indirizzato a Il clan dei
cubani ( n° 230 / 33 ), ma l’episodio precedente,
ad una analisi più attenta, palesa invece un ennesimo
tributo a un’altra storia bonelliana, una del primo
centinaio: New Orleans ( n° 72 / 73 ).
Il viaggio prosegue senza incidenti.
Sul molo d’attracco, lo sceriffo Nat Mac Kenneth aspetta
l’arrivo dei quattro amici, quindi con un calesse, li
accompagna nella residenza “coloniale” del “grande papavero”
Julien de la Rochelle, poco fuori dell’abitato di New
Orleans.
Nell’universo narrativo nizziano la
famiglia ruota spesso intorno a due personaggi chiave,
diversissimi tra loro, due facce di una stessa medaglia
che incarnano, come in un gioco di luci e ombre, rispettivamente
il bene e il male. I due cugini Walcott, in Fuga
da Anderville ( n° 297 / 99 ), divisi da due bandiere,
che lottano per due ideali profondamente diversi, uno
giusto, l’altro a dir poco illegittimo, oppure il giovane
Jess e la bella sorella Terry, fraternamente uniti da
un legame quasi patologico nella sua morbosità, ne
La locanda dei fantasmi ( n° 301 / 02 ). Più di
recente la storia Muddy creek ( n° 519 / 20
) ha riproposto una situazione familiare analoga. Nelle
paludi della Louisiana la scena è invece dominata dalla
facoltosa famiglia dei signori de la Rochelle, il cui
capostipite fu costretto a lasciare in tutta fretta
la Francia per sfuggire alla rivoluzione. I due rampolli
superstiti della nobile casata, non solo confermano
la regola, ma la spingono all’eccesso. Se Julien è l’uomo
savio che ha vissuto per estendere il patrimonio familiare,
il secondo, Pierre, non solo è il tipico esempio della
pecora nera che si è dato da fare solo per dilapidarlo,
ma anche l’uomo tarato, il - matto - che vive nella
sua mente malata pericolosi sogni di gloria.
Come spiega Nat Mac Kenneth ai quattro
pards, Pierre si era messo in testa addirittura di costituire
un esercito per dichiarare guerra agli Stati Uniti,
allo scopo di riportare la Louisiana sotto il dominio
della Francia. Addobbato con una divisa napoleonica,
il folle andava in giro assoldando le sue truppe tra
i negri che lavoravano nelle piantagioni di famiglia,
ai quali prometteva di triplicare la paga. Messo brutalmente
di fronte ai propositi scellerati del fratello, Julien,
lo aveva fatto precipitosamente internare in un manicomio,
ma la storia era comunque durata abbastanza per creare
una grossa agitazione tra i negri, molti dei quali,
sottratti alla prospettiva di una così allettante carriera,
si eclissarono nelle paludi per non fare più ritorno
alle piantagioni. Contemporaneamente nella regione succedevano
alcuni fatti misteriosi che coinvolgevano i negri rimasti
fedeli al padrone, vittime degli alligatori che popolano
la palude. Nat avanza addirittura l’ipotesi che questi
ultimi possano agire ubbidendo a degli ordini. Tra i
negri che vivono nella piantagione, superstiziosi ed
impauriti, circolano infatti voci secondo le quali la
responsabilità delle numerose morti sarebbe da attribuire
al Grande Alligatore, una specie di divinità capace
di incarnarsi di volta in volta in un uomo o in una
bestia e di agire con ferocia animale e con astuzia
umana. In Africa esistono società segrete i cui membri
si dedicano al culto di in animale scelto come proprio
totem e cercano di raggiungere la più totale identificazione
con lui. Si rivestono con le sue pelli e ne imitano
in tutto il comportamento e l’aspetto esteriore, arrivando
a trasformarsi o a credere di trasformarsi nell’animale
stesso.
In quello stesso momento, nella zona
più remota delle paludi della Louisiana, il rullare
dei tamburi segnala il ritorno del fratello Sammy, l’unico
sopravvissuto dell’agguato, nel villaggio di palafitte,
dove sono confluiti tutti i negri che si erano rifugiati
nella palude dopo la fuga dalle piantagioni. Nella capanna
più grande del villaggio, Mambela, il capo tribù, rivestito
dalla pelle di un grande alligatore la cui testa sporge
come uno sgraziato e deforme copricapo, si intrattiene
con Martin Stingo, il soprastante di Julien, un meticcio
che conosce le paludi come le sue tasche e il mattoide
Pierre de la Rochelle, che indossa invece l’alta uniforme
dei generali napoleonici e sempre più insofferente chiede
con un’insistenza mal repressa quando entreranno in
guerra… non appena le truppe saranno schierate, vorrebbe
infatti passarle in rassegna personalmente! Matto
come un cavallo, pensa tra se il meticcio scrutandolo
con il sigaro che incessantemente gli pende tra le labbra.
Un dannato rompiscatole che conta solo in ragione dei
suoi denari.

Nella categoria degli emeriti furfanti
nati dalla fervida mente di Claudio Nizzi, monsieur
Stingo occupa un posto tutto suo, è infatti il primo
di una serie di personaggi che si segnalano come abili
doppiogiochisti, villains che si alterneranno con successo
nella serie, dal Lou Caudill de I predatori del
grande Nord ( n° 342 / 45 ) al celebre Pedro Cobra
Galindez di Lampi sul Messico ( n° 365 / 69
). Se nelle storie successive Nizzi si affida al classico
effetto sorpresa, per esigenze di sceneggiatura il meticcio
Martin Stingo è presentato al lettore fin dalle prime
pagine come l’organizzatore dell’agguato sul “River
Queen”. L’ombra nera insomma che trama alle spalle dei
quattro tizzoni d’inferno. Ma non solo. Se l’ingenuo
Manbela afferma che la sua causa non è tanto la liberazione
della Louisiana dal giogo degli yankees, quanto la riscossa
del popolo negro, che risolleverà la testa orgogliosamente
davanti all’uomo bianco, al richiamo dei riti e delle
antiche credenze del popolo africano, quelle del Grande
Alligatore, Stingo, sornione, lo guarda subdolamente,
dissimulando ipocritamente i suoi veri sentimenti: "questo
lo credi tu idiota!... Blattera pure! Tu e la tua banda
di invasati non servirete altro che a impinguare le
tasche del sottoscritto". E questa sua doppiezza
menzognera lo pone alla stregua dei più grandi characters
ambigui e sfuggenti della serie.
L’attempato Kabagi, un vecchio di cento
anni, sordo e cieco, un venerabile che può sentire la
voce del Grande Alligatore e penetrare con i suoi occhi
che non vedono la luce del sole, là dove non arriverebbe
mai lo sguardo dei comuni mortali, è il custode dei
culti e delle memorie del suo popolo. Egli conosce i
misteri e i segreti della metamorfosi e della reincarnazione.
Egli è colui che parla con l’invisibile ed ha predetto
che il fratello Sammy è portatore di cattive notizie.
Poco dopo Sammy racconta la sua disavventura
e quella dei compagni a bordo del “River Queen”, chiede
quindi la clemenza del grande Mambela, che decide di
sottoporlo come di consueto al – Giudizio del Grande
Alligatore – che saprà scrutare nella sua anima tutti
i misteri. Se egli è innocente non avrà niente da temere.
Sammy viene bendato e quindi accompagnato
davanti a un ponte sospeso nel vuoto. Il Grande Alligatore
guiderà i suoi passi e se l’uomo è senza colpe giungerà
incolume all’altra estremità del passerella, il suo
piede altrimenti si poserà fatalmente su una delle tavole
che comunicano con il congegno dell’apertura della botola…
aprendogli la via all’inferno. Sudando come una fontana,
il malcapitato negro comincia a muovere i primi, tremanti
passi lungo la passerella ma il vecchio Kabagi ha previsto
che il povero diavolaccio non supererà la metà dell’infernale
percorso, la botola si apre infatti sotto i suoi piedi,
facendolo precipitare nelle acque torbide della palude,
dove già da qualche minuto si erano ammassati decine
di famelici alligatori… Il sangue nero che scorre nelle
vene di Stingo è un esile rivolo, se Mambela gli dice
che le premonizioni di Kabagi non sbagliano, il meticcio
non può che rimuginare nella sua mente una frase che
rivela quanto egli abbia ormai ereditato dell’insolente
incredulità dei bianchi: “Al diavolo! Mi piacerebbe
farlo a lui questo giochetto!”.
Kabagi è un protagonista carismatico,
che riesce ad insinuare qualche dubbio nella mente del
lettore. La storia si tinge cioè sempre più di magia
nella villa di Julien de la Rochelle, dove il padrone
di casa si intrattiene con i suoi ospiti, raccontando
uno strano episodio che qualche sera prima l’aveva visto
agghiacciato spettatore. Un enorme alligatore si era
cioè spinto fino alla sua abitazione, bussando alla
porta e rivolgendogli quindi queste parole:
- Ciao Julien! Non ti aspettavi
di vedermi, eh? Sono proprio io, il tuo amato fratellino!
Vittima di allucinazioni o più malato
del fratello Pierre ? Come lettori ci dichiariamo confusi
e disorientati. La matassa passa in mano a Tex e ai
suoi pards, che dovranno anche cercare di scoprire come
mai da un po’ di tempo gli alligatori stiano facendo
più vittime di quanto non fosse mai successo in passato!
Circa un’ora più tardi, mentre i quattro
pards stanno cenando in compagnia del padrone di casa,
fa la sua apparizione Martin Stingo. Terminata la cena,
Tex, con la scusa di prendere una boccata d’aria, esce
a fare due passi in compagnia dell’uomo di fiducia di
Julien de La Rochelle.
- Ci tenevo a fare due chiacchiere
in privato con voi, Stingo.
- Mm… lo immagino. È facile indovinare ciò che può avervi
detto il padrone prima del mio arrivo, e voi sarete
rimasto piuttosto perplesso… è così ?
- Esatto.
- Vi ha forse parlato del Grande Alligatore ?
- Precisamente.
- Povero padrone.
Per Stingo sono tutte sciocchezze,
superstizioni nate tra i negri che non meritano nessun
credito… a quella gente la fantasia non manca!
- E ne era convinto anche il mio
padrone, accidenti, fino a quando non incominciò a essere
ossessionato da quegli infernali incubi che, Dio non
voglia, finiranno per fargli fare la stessa fine del
suo sventurato fratello!...
- Fulmini!... intendete dire che Julien de la Rochelle
sta diventando pazzo ?
- Sentite Willer, io devo tutto al signor Julien, perciò
resti fra noi… ma secondo me c’è un ramo di pazzia nella
famiglia.
- Mm… brutta storia, accidenti.
Stingo cerca di insinuare nella mente
di Tex, che non ha ragione di dubitare delle parole
del suo abile interlocutore, il dubbio della pazzia
del suo padrone nel tentativo di distoglierlo dalle
ricerche. Ma il ranger, pur convinto di arrivare alle
sue stesse conclusioni, afferma che non desisterà dal
compiere lo stesso qualche indagine.
Stingo è troppo furbo per ignorare
il grande pericolo che sovrasta l’organizzazione criminale
che ha messo faticosamente in piedi. Willer e soci vanno
dunque eliminati e quella notte stessa!
I quattro pards si coricano nei comodi
letti e in breve, inconsapevoli del pericolo che incombe
su di loro, si addormentano. Ma è destino che il loro
sonno venga presto interrotto. Verso mezzanotte infatti,
una canoa si rovescia scaraventando un negro nelle acque
della palude. Le grida di aiuto del naufrago, che recita
bene la sua parte, svegliano i nostri satanassi, che
infilatisi in fretta i pantaloni e afferrati i cinturoni,
schizzano fuori dalle camere e cadono poco dopo nell’imboscata
tesa loro dagli uomini di Mambela, che armati di lance
e frecce li circondano e li assalgono. L’agguato però
fallisce e solo un negro sfugge alla furia mortale dei
quattro tizzoni d’inferno.
- Lo hai riconosciuto Martin ?
…è Jorge, uno dei nostri negri.
- Proprio così padrone. Uno di quelli che erano andati
nelle paludi.
- La vita di quest’uomo è preziosa… se sopravvive potrebbe
raccontarci cose molto interessanti.
Ma le condizioni dell’uomo sono disperate,
il dottor Benson gli dà una possibilità su mille di
salvarsi e Stingo, tirando un sospiro di sollievo, ringrazia
l’inferno. Ma non può rallegrarsi più di tanto, quello
che è accaduto infatti ha messo in guardia i quattro
pards: è chiaro che nella palude si cela un grosso mistero,
le pelli di alligatore che gli assalitori portavano
addosso rivelano chiaramente la loro appartenenza a
qualche setta che ha il suo covo nel labirinto di giungla
e acquitrini che circondano la città di New Orleans.
Paludi che andranno perlustrate nelle successive ventiquattrore
proprio con l’aiuto del meticcio.
Mentre i quattro pards si concedono
un meritato riposo, Stingo approfitta delle ultime ore
della notte per preparare un ennesima trappola per sbarazzarsi
di loro. Un’ora dopo Mambela viene informato della brutta
fine fatta dai suoi uomini, il meticcio gli rivela quindi
lo scopo della sua visita, primo, organizzare una bella
accoglienza ai quattro ficcanaso, secondo, prelevare
il “Generale” per trasferirlo a bordo del Nantucket,
una nave che offrirà un ottimo nascondiglio agli occhi
indiscreti dei quattro infernali tangheri. Qualche ora
dopo, sul pontile della nave, il capitano Curtiz accoglie
l’illustre ospite.
- Voi conoscete il generale Pierre
de la Rochelle, capitano ?
- Non ho ancora avuto questo onore, però ho sentito
parlare di lui in termini estremamente elogiativi.
- Lo credo bene. Il generale de la Rochelle è forse
l’unico genio militare che il mondo abbia avuto dopo
la scomparsa di Napoleone Bonaparte.
- Troppo buono Stingo…
- Il generale sarà dunque nostro ospite ?
- Si, capitano, resterà sulla nave fino a quando le
trattative con l’armatore non saranno concluse. E naturalmente
dovrete assegnargli la cabina migliore…
- Naturalmente… Nostromo!
- Agli ordini signore.
- Accompagna il generale de la Rochelle nella cabina
degli ospiti di riguardo.
- Quale cabina capitano ?
- Ficcalo nel primo buco che trovi, idiota!
Stingo mette il complice al corrente
degli ultimi avvenimenti e esprime tutti i suoi timori.
L’intera faccenda comincia a scricchiolare, Mambela
e la sua congrega di mattoidi color catrame hanno i
giorni contati, è arrivato il momento di stringere i
tempi e eliminare Julien de la Rochelle, facendo ricadere
la colpa proprio sui negri…
Rimessosi alla pagaia, Stingo accorcia
il suo itinerario attraversando uno dei mille canali
che percorrono la palude, giungendo così alla piantagione
nel momento in cui le prime luci dell’alba cominciano
a rischiarare la bianca facciata della villa del suo
padrone. Circa un’ora dopo cinque uomini a bordo di
una canoa, salpano dal piccolo molo. Stingo si orienta
facilmente lungo i canali, il più piccolo dettaglio
delle rive gli basta infatti per fargli capire dove
si trova e trascina i suoi ignari passeggeri sul luogo
dell’agguato, pronto a buttarsi in acqua non appena
i figli del Grande Alligatore entreranno in azione.
Ma il provvidenziale morso di un serpente
fa fallire la sorpresa, occhi aperti gente,
Mambela lancia il segnale di attacco e un nugolo di
lance e frecce piovono sull’imbarcazione, subito seguite
dall’inconfondibile musica dei winchester dei quattro
satanassi, fiato ai clarinetti, gente! Stingo,
come da copione, fingendosi colpito, si lascia cadere
oltre il bordo della piroga e sparisce nelle torbide
acque…
Per quanto superiori di numero, gli
uomini-alligatore nulla possono con i loro archi contro
il micidiale volume di fuoco scatenato da quattro tiratori
del calibro di Tex e i suoi amici, perciò vedendo aprirsi
spaventosi vuoti nelle loro file, Mambela fa riunire
i superstiti su una piroga e decide di battere in ritirata.
- Se la squagliano!...
- Puro buon senso, vecchio mio.
- Li inseguiamo ?
- Puoi giurarci!
Ma la fuga nasconde una nuova trappola
che non vuole lasciare loro il minimo scampo! Mambela
vuole infatti attirarli nel ponte sullo stagno gorgogliante
di alligatori. Mentre Tex e i suoi pards li inseguono
a testa bassa in mezzo alla foresta, l’uomo raggiunto
il ponte, lo percorre, seguito e imitato dai suoi, facendo
bene attenzione a posare i piedi solo su certe tavole
e non sulle altre, per ogni tre assi fisse infatti Mambela
non ignora che ce n’è una mobile, che aziona l’infernale
congegno di apertura della botola…
- Gran putifarre!... quello stagno
è pieno zeppo di alligatori!
- Brutta vista accidenti!
- Per Manito! Mai visto tante bestiacce in una volta
sola!
Risoluti e ignari del pericolo che
li attende, i quattro tizzoni d’inferno iniziano a percorrere
il ponte, mentre le orride bestiacce si precipitano
sotto il ponte, azzuffandosi tra loro come se fossero
in attesa del pasto. Improvvisamente la botola si apre
sotto i piedi di Tex… che riesce però ad aggrapparsi
per un soffio a una delle assi, restando per un attimo
sospeso nel vuoto. Era questa la trappola… il ponte!
L’audacia paga e Mambela deve arrendersi ancora
una volta all’evidenza: quel cane maledetto ha sette
vite!...
Capito il trucco delle assi fisse e
mobili, Tex e gli altri restano inchiodati sul ponte
indecisi sul da farsi, una posizione che li mette in
condizioni di inferiorità lasciandoli facile preda delle
lance e delle frecce dei negri di Mambela. Inizia così
un emozionantissimo e avvincente tiro al bersaglio.
Carson, sbilanciato da un repentino movimento del corpo,
cambia bruscamente posizione e poggia il suo piede su
una asse sbagliata. Il trabocchetto lo sappiamo, non
perdona. Rapido come un fulmine Kit Willer afferra il
vecchio cammello saldamente per un braccio prima che
egli cada nell’acqua brulicante di alligatori. Gli uomini-alligatore,
paralizzati un momento dalla scena intensa che vede
ancora una volta uno dei loro avversari sottrarsi ad
un tragico destino, riprendono con maggiore veemenza
a scagliare contro i loro antagonisti i loro rudimentali
strumenti di offesa, finché ridotti a meno di mezza
dozzina, frustrati e terrorizzati per l’orribile fine
che hanno visto fare ai loro compagni caduti nello stagno,
i superstiti si danno alla fuga e in breve scompaiono
nella foresta. La partita è persa.
Nel volgere di pochi minuti Tex e i
suoi pards, ormai indisturbati, attraversano il lungo
ponte. Poco dopo, anche Mambela, il loro ultimo avversario,
che dall’alto di una capanna dove si era rifugiato,
per niente scoraggiato dall’evolversi della situazione,
li minacciava con l’arco, cade colpito ineluttabilmente
da una fucilata di Tiger. Spostandosi con la massima
cautela da una baracca all’altra, i pards perlustrano
l’intero villaggio che risulta ormai completamente deserto.
Sulla spiaggia circostante, il solo Kabagi, il vecchio
negro cieco e centenario, assiste alla distruzione del
villaggio, i quattro tizzoni d’inferno quando serve
sanno essere degli ottimi incendiari…
La loro ferrea legge, dura e implacabile,
quella del più forte, ha dato ancora una volta i suoi
frutti malgrado la disparità delle forze in campo.
Nel giro di pochi minuti, trovando
facile esca nelle pareti di canne e nei tetti di paglia
il fuoco si propaga all’intero villaggio. Muoviti
Kit!... vuoi finire arrosto ? Mentre alle loro
spalle il villaggio arde come un immenso falò, i quattro
satanassi stanno per raggiungere la loro piroga quando
finalmente si accorgono della presenza di Kabagi. La
scoperta del vecchio comporta un’improvvisa sterzata
nel loro tragitto, i quattro satanassi si dirigono risolutamente
verso il vecchio, il quale rimane immobile a fissarli
con i suoi occhi senza vita… il nonnetto sarà cieco
ma non muto… ma quando ormai sono a pochi passi
da lui, Kabagi si mette a sedere e ciò che accade sotto
gli sguardi increduli dei suoi avversari, ha dell’incredibile.
La storia assume contorni magici e concretizza le vecchie
superstizioni. Il lettore assiste cioè alla lenta trasformazione
del centenario in un alligatore. Prima che Carson faccia
in tempo a metter mano al suo sputafuoco, la mostruosa
creatura guizza veloce verso lo stagno e vi si immerge.
Le sorprese non sono finite. Tutti
gli altri alligatori dello stagno convergono rapidamente
verso Kabagi come se rispondessero ad un sommesso appello.
Per qualche minuto i pards hanno quasi l’impressione
che il vecchio demonio stia “parlando” con gli altri
lucertoloni. Sembra di vivere in un maledetto incubo,
mormora Carson. Ma il vero incubo deve ancora arrivare.
Un istante dopo, infatti, come obbedendo a degli ordini,
gli alligatori cominciano a risalire sulla riva e a
puntare contro i nostri eroi, costringendoli ad una
precipitosa ritirata verso la piroga, ostacolati nella
loro corsa verso la salvezza dai numerosi tizzoni ardenti
del villaggio in fiamme che rischiano costantemente
di crollar loro addosso.

I lucertoloni si avvicinano sempre
di più, accorciando le distanze che li separano dall’imbarcazione,
che nel frattempo Tex e gli altri hanno faticosamente
raggiunto. Inizia quindi un drammatico inseguimento,
gli alligatori nell’acqua sono molto più veloci e a
nulla valgono gli sforzi di distanziarli, forza
con quelle pagaie, dateci dentro! Gli alligatori
non abbandonano il loro inseguimento e ai primi se ne
aggiungono continuamente altri come se da ogni angolo
della palude stessero accorrendo a un improvviso appello…
il canale ora ne è pieno e la fuga assume dei contorni
sempre più disperati. Tutto davvero altamente emotivo
per il lettore.
Quando ormai i quattro tizzoni d’inferno
sono senza più speranze, l’arrivo provvidenziale del
vecchio Nat li toglie dai guai. Lo sceriffo, avvertito
da Julien Rochelle, aveva deciso infatti di raggiungerli
nella loro escursione nella palude.. Se i confetti dei
loro fucili poco potevano contro gli infernali lucertoloni,
non appena le due imbarcazioni si incrociano, i pards
notano con enorme sollievo la presenza di un pacchetto
di dinamite, che passa subito dalle mani dello sceriffo
a quelle di Carson… solito sistema satanasso ?...
Naturalmente, tu lanci e io sparo! La medicina
si rivela essere quella giusta, un’ispirazione del cielo
quella di Nat, la palude è ripulita dagli alligatori
nel giro di pochi minuti… nell’uso della dinamite, è
risaputo, i nostri tizzoni d’inferno sono impareggiabili!
Un paio d’ore dopo, guidate da Nat,
le due imbarcazioni giungono alla villa di Julien de
la Rochelle, il quale è sul molo ad aspettarli… con
una notizia destinata a capovolgere la situazione decisamente
in favore dei nostri eroi. Jorge, il negro che la sera
prima si era salvato, è morto nel pomeriggio, ma prima
di spirare ha mormorato qualcosa… Stingo… villaggio
palafitte… Nantucket...
Il Nantucket è il tre alberi della
flotta di Julien de la Rochelle dove si trova il fratello
Pierre. La mattina dopo ritroviamo dunque Tex e i suoi
pards che avanzano lungo una stradina del porto in compagnia
dello sceriffo… Nat infatti rivolgerà qualche domanda
sulla nave negli uffici portuali della compagnia, mentre
i nostri tizzoni d’inferno, per non destare sospetti,
andranno a inumidirsi il becco in uno dei tanti covi
di tagliagole del posto: il The Crab. Nel locale, ma
da una porta interna, entra pure la bella Loana. La
giovane e bella negra, vedendo i quattro satanassi non
riesce a nascondere un moto di sorpresa, che non sfugge
all’attenzione del ranger. Peste!... è quella del
“River Queen”!... è la ragazza che ha fatto
da esca per l’agguato tesoci sul battello da quei quattro
tangheri neri. La bella Loana, non meno turbata
dall’inaspettato incontro, pensa subito di avvertire
Stingo che i nemici del Grande Alligatore si sono salvati
dalle grinfie di Mambela. Si avvia dunque rapida verso
l’uscita della taverna, mossa che non è sfuggita a Tex,
che dopo aver sussurrato qualcosa a Carson, segue la
donna a distanza. Loana si infila dentro un magazzino
che sembra abbandonato, bussa quindi a una porta e entra
in una stanzetta, dove il capitano Curtiz ( quello del
Nantucket ) e il redivivo Stingo stanno confabulando
animatamente… Il ranger, nelle insolite vesti di origliatore,
si attacca ad una parete per ascoltare i loro discorsi…
Incredibile! Stingo vivo!
Rimettendosi dalla grande sorpresa, Tex ascolta i piani
criminosi del meticcio, finalmente inquadrato nel suo
ruolo di giuda. E Stingo ha intenzioni sanguinarie,
vuole infatti eliminare il suo “amato” padrone:
- Tu, Loana tornatene di corsa
nella bettola di Bosse e presta orecchio ai discorsi
che faranno i rangers e i loro amici…
- E se non ci sono più?
- Dovrai scovarli e stargli alle costole fino a quando
non avrai scoperto quali intenzioni hanno! E se capiremo
che per loro la faccenda è chiusa e non hanno più intenzione
di tornare alla villa del padrone, agiremo questa sera
stessa!
Ma la grande eredità di Julien de la
Rochelle sulla quale Stingo conta di mettere le mani,
è destinata per il meticcio a rimanere poco più di un
miraggio. Quella sera, alla villa è pronto un comitato
di accoglienza di tutto rispetto e il pugnale dall’impugnatura
a forma di alligatore penetra tra le soffici piume di
un mucchietto di cuscini, mentre Tex e il padrone di
casa osservano la scena riparati da un mobile. Con lo
sguardo di un animale preso in trappola, Stingo tenta
un estremo gesto di difesa lanciando contro il ranger
il coltello, quindi vedendosi perduto, tenta una disperata
fuga lanciandosi dalla finestra della stanza, ma la
caduta dal primo piano gli è fatale.
- Ora mi credete, signor Julien
?
- Mio Dio!... ma perché ?… L’ho sempre trattato come
un fratello!
- Perché?... Dinero, senor, la solita sporca musica!
Nel frattempo, Carson e lo sceriffo
hanno fatto prigioniero il capitano Curtiz e alcuni
dei suoi marinai venuti a dar manforte al meticcio nel
suo delittuoso progetto.
Qualche ora dopo, a bordo del Nantucket,
Julien de la Rochelle può riabbracciare finalmente il
fratello:
- Pierre!...
- ! Ah Julien… che bella sorpresa!
- Fratello mio!
- Che ti prende Julien ? Noi militari non amiamo le
smancerie…
- Come stai Pierre?
- Io ?... benissimo! Perché ? Sei venuto anche tu ad
arruolarti ? vedi stavo giusto ultimando i miei piani
di battaglia… Vinceremo, fratello mio! Oh si… vinceremo!
Il povero Pierre passerà il resto dei
suoi giorni a scrivere memoriali e piani di battaglia,
rinchiuso in un manicomio… e chissà che, in fondo,
non sia più contento di noi! La battuta è quella
di un vecchio filosofo… di nome Kit Carson, che non
vede l’ora di tornarsene a casa, troppo umida la Louisiana
per le sue vecchie ossa.
- A proposito di liquidi, possibile
che qui a bordo non ci sia una bottiglia di scaldabudella
?...
- Tu non hai che da chiedere, satanasso! Eccola qua
la bottiglia che cerchi!... E poiché l’ho trovata nella
cabina del nostro amico capitano, puoi stare sicuro
che sarà di ottima qualità!
- Cosa ? Vorresti farmi credere che non l’hai ancora
assaggiata ?
- E tu vorresti farmi passare per un vecchio ubriacone
davanti a Nat ?
- Buoni! Buoni!... non cominciate a litigare per colpa
mia adesso!
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